Viaggio nella scuola che fa storia: dal caffellatte mattutino alla frutta multietnica

Con questo lavoro le classi prime della Scuola Secondaria Rancilio hanno  voluto operare un confronto tra  la realtà attuale  e quella compresa tra gli anni ’30 e la fine degli anni ‘40. La prima risulta essere ricca, opulenta, attenta al superfluo, rischiando però di perdere di vista l’essenziale; la seconda, invece, è l’età difficile del fascismo, della guerra e dell’immediato dopoguerra: povera, ma solidale.

 Un confronto che ha come fonti  da un lato circolari  e direttive regionali, dall’altro i registri dell’epoca, in particolare le annotazioni dei docenti nella sezione “Cronaca di vita della scuola”.

 Il lavoro vuole, soprattutto, fornire una riflessione sul cambiamento sociale e culturale, in particolare in relazione alle abitudini alimentari, e sul ruolo della scuola nella loro definizione.

 È un invito a riappropriarsi delle proprie radici, per aprirsi oggi alla società complessa, pluriculturale e multietnica. In questo contesto la scuola interviene a garantire la salute: ieri fornendo un semplice, ma sostanziale alimento base (il latte), oggi educando all’essenzialità attraverso la distribuzione di sana frutta (proveniente da diverse parti del mondo), alimento semplice, ma ricco di principi nutritivi, in sostituzione di ridondanti feticci dannosi alla salute.

 

“Un tavolo, una sedia, un cesto di frutta e un violino;

di cos’altro necessita un uomo per essere felice?”

A. Einstein

 

Intervista a Livia: scolara durante la guerra

 Stavamo lavorando al “progetto Expo” sull’alimentazione, leggendo vecchi registri conservati nel museo della scuola sulle abitudini alimentari dei bambini fra il 1930 e il 1948, quando siamo venuti a sapere che una signora di ottantatre anni sarebbe venuta a trovarci come testimone oculare e ci siamo emozionati.

 Così nella giornata di lunedì 15 Dicembre 2014 nell’aula della  classe 1^B abbiamo accolto la signora Livia accompagnata dalla professoressa Nebuloni.

 Nonostante l’età avanzata la signora Livia ha saputo, con il suo carattere dolce e allegro, tenerci attenti per due ore, parlando della quotidianità al tempo della guerra.

 

 

 

 Ci ha raccontato che a scuola era obbligatorio fare colazione, che veniva offerta dall’Istituto e che si consumava in palestra su lunghi tavoloni e consisteva in latte in polvere, caffè e un panino.

 Una volta al mese era obbligatorio bere un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo come ricostituente, ma i bambini lo aborrivano.

 

 

 

 

La mensa era gratuita e rivolta solo ai ragazzi in difficoltà economiche, mentre i bambini che non ne usufruivano non ne erano a conoscenza. La scuola infatti, pur garantendo l’alimentazione ai bambini indigenti, ne rispettava l’anonimato.

 Le maestre usavano metodi severi e talvolta punizioni fisiche, spesso erano imparziali verso i figli dei “signori”.

 La famiglia di Livia mangiava la carne solo la domenica, ma disponeva sempre di frutta e verdura perché la coltivava nel proprio orto, spesso consumava brodo di gallina perché aveva un pollaio.

Il pane era  impastato in casa e portato a cuocere nel forno comune una volta alla settimana.

 Il sale era l’alimento più costoso: suo padre, responsabile presso un’importante ditta produttrice di componenti elettriche, aveva speso 600£ (l’intero stipendio di un mese) per l’acquisto di un chilo di sale!

 I bambini e i ragazzi riuscivano a trovare anche nella guerra un’occasione di divertimento: capitava che i ragazzi, mentre andavano a scuola in bicicletta sentissero il rombo di un aereo in avvicinamento, dovendo ripararsi da un  possibile bombardamento, si “tuffavano” nei fossi o lungo i campi al ciglio della strada ridendo come se fosse un gioco.

 Per noi questa esperienza è stata molto interessante e costruttiva: ci ha fatto capire come era dura la vita a quei tempi e ci ha insegnato che il cibo non va sprecato perché ha un valore.

  Noi siamo fortunati ad averne in abbondanza, ma sappiamo che ancora oggi non è così per tutti.

 

 E poi ancora.....

 

I proverbi e il latte

La buca l’è no straca se la sa no de vaca

La bocca non è stanca se non sa di latte

 Lach e ùga e  l’cù al va in fuga

Latte e uva e l’intestino va in fuga

Allusione al potere lassativo del latte con l’uva.

 El lach al sta su la casìna

Il latte sta sulla cascina(nel fienile)

Al consumo di fieno delle mucche per produrre latte: più c’è fieno di scorta nel fienile (casìna),maggiore sarà la produzione di latte

 Anche le mucche nere danno il latte bianco

 Non piangere sul latte versato

 Latte, miele e pane fan le guance rosse e sane

 Latte e vino fan veleno fino

 Nuoto in un mare di latte

 

E....... di cosa sono fatto. Cibi e sapori per rappresentare chi siamo