I nostri ragazzi sono nati in un momento storico che non riconosce al cibo il valore che gli attribuivano i nostri genitori e nonni, né ha avuto la possibilità di osservare i momenti straordinari delle nostre mamme, impegnate ad impastare e ad infornare in un tempo in cui lo spreco non esisteva. Leggere le cronache riportate negli antichi registri scolastici dell’Istituto Manzoni, è stata quindi una grande occasione per percorrere un tratto di vita e riportare alla luce fatti e avvenimenti legati alla storia del pane e ha offerto uno sguardo sulla storia locale e l’occasione per un personale confronto su modi diversi di vivere la scuola e sui problemi sociali di due momenti della vita del paese.

Il progetto è stato suddiviso per gruppi di lavoro e si è articolato in diversi momenti:

il primo gruppo ha affrontato:

  • il pane, dal punto di vista scientifico e tecnologico e l’evoluzione che ha subito nel tempo
  • la preparazione del pane in un contesto familiare, simile a quello di una volta
  • un viaggio nella memoria attraverso le interviste ai nonni del paese per esplorare l’affascinante mondo del pane e le sue tradizioni

il secondo gruppo ha affrontato:

  • Il periodo storico cui si riferiscono i registri del nostro museo (1926-1948, in particolare il ventennio fascista)
  • i diritti umani e delle loro negazioni
  • ideazione di una pubblicità e progresso sotto forma di volantino o locandina

 

 

 
  

Interviste ai nonni

I NONNI RACCONTANO I LORO  RICORDI LEGATI AL PANE …

 

             

 

 Il giorno 1 dicembre 2014, nella biblioteca della nostra scuola, abbiamo intervistato alcuni nonni per conoscere le nostre tradizioni popolari legate al pane.

 Nonna Rosanna, 68 anni

 La nonna Rosanna ha risposto a molte delle nostre domande. Inizialmente ha detto che si produceva solo pane giallo fatto di farina di mais (che prevaleva sugli altri ingredienti), frumento e segale. L’impasto veniva preparato dalla mamma e dalle figlie il giorno prima; dall’impasto si ricavavano i lieviti (lievito madre) per la settimana successiva. Il giorno seguente si aggiungevano le farine lasciandole riposare alcuni giorni in contenitori chiamati “Marletta”.

Successivamente il pane ottenuto si metteva in un altro contenitore chiamato “Baslot” (di legno) per dargli la forma adatta.

 Poi ci si recava al forno, che veniva preriscaldato, dove 2 persone erano incaricate di “sballottare” e di infornare il pane con una pala di legno; poiché erano abituate a cuocere il pane, riconoscevano che era pronto dal suo colore dorato.

Il forno comune era grande e fatto di mattoni, si trovava in una piazza in mezzo alla cascina (tipo quella di Piazza del Castello di Milano); ciascuna famiglia doveva rispettare il proprio turno di utilizzo.

Con l’Impasto di frumento si faceva una focaccia rettangolare chiamata Brusella, farcita con la cipolla. In certe occasioni si producevano tipi di pan inerenti alla festa del giorno, come:

  • Pane di Natale (Panettone dei poveri) nell’impasto di solo frumento si mettevano fichi secchi e uvetta e quando cuoceva diventava dolce;
  • Secca, una focaccia molto sottile fatta con lo stesso impasto del pane di Natale ma sopra si aggiungeva dello zucchero, bocconcini colorati e uvetta per abbellirla.

Il pane veniva conservato in un incavo sopra la porta, coperto da un panno per farlo riposare

Il pane si mangiava:

  • a colazione: la parte dura con zucchero, latte e caffè
  • a pranzo: la parte centrale veniva portato nei campi dai contadini
  • la sera: il pane secco con il lardo, in accompagnamento alla zuppa.

Principalmente si mangiavano latte, polenta, verdure coltivate in giardino, patate, pomodori e insalata matta che si trovava nei campi.

La carne si mangiava solamente a Natale.

Il pane era utilizzato per qualsiasi cosa e perciò non si buttava niente.

Esso aveva un valore immenso perché si mangiava solo quello per sopravvivere.

 leggi tutte le nostre interviste.........     e qui le emozioni dei nipoti

 

 

 

 

LA NOSTRA CAMPAGNA ANTISPRECO PER EXPO 2015